per favore niente certezze…

Eccomi qua a parlare di uno dei problemi più grandi che il nostro Paese sta vivendo in queste settimane.
Non sto parlando della guerra (ormai non più soltanto “civile”) in Libia e non sto parlando neanche della situazione del Giappone.
Parlo del numero di immigrati che in queste settimane hanno raggiunto con mezzi di fortuna l’isola di Lampedusa e le nostre coste.
Ogni giorno sentiamo parlare di 300, 400, 1000 sbarchi ed ormai credo che si sia perso il conto del numero di migranti arrivati in Italia. Comprendo completamente il sentimento di frustrazione che vive la gente dell’isolotto del sud Italia, e sono pienamente convinto che non ci siano venature razziste dietro le loro proteste che in questi giorni sentiamo rimbalzare su ogni organo di informazione. Ormai credo sia chiaro a tutti che Lampedusa sia un’isola vicina al “collasso”. Non ci sono strutture sufficienti a garantire condizioni di vita e di persistenza dignitose per i “disperati” che arrivano sulle nostre coste e la situazione è complicata anche per i nativi dell’isola.
Vorrei permettermi una considerazione: credo che la situazione non sia più sostenibile e credo che si debbano prendere serie decisioni in merito alla questione. Ma quali? Beh non è facile stabilire che cosa è giusto e cosa è sbagliato e le decisioni prese dal governo non sono riuscite a risolvere il dibattito “filosofico” che sta dietro al fenomeno dell’immigrazione e neanche il problema concreto.
Ma forse occorre fare una riflessione che sfoci in qualcosa di più che semplici discorsi da bar.
Inizio dicendo che questa situazione non è più sopportabile per il nostro Paese. Non possiamo più continuare a registrare tassi d’immigrazione così elevati.
Intendiamoci, l’immigrazione è un bene (anche considerato il fatto che siamo un paese fermo dal punto di vista della crescita demografica) e arrivano nelle nostre terre veri e propri spaccati di società (dunque non delinquenti e basta!). Dirò di più: personalmente sono portato a credere che il tasso d’istruzione dei migranti non sia basso e che per la maggior parte non siano “poveri” (come ci insegna Baumann esiste un legame tra povertà e staticità). Inoltre ritengo che i migranti che arrivano e restano nei nostri paese né portino via lavoro (molto spesso vanno a ricoprire quei lavori definiti “dirty, dangerous, demand”), né contribuiscano ad alzare il tasso di criminalità. La paura dei migranti è stata, invece, usata troppo spesso come arma politica e strumentalizzata per accaparrarsi dei voti.
Ma il problema rimane, ed è impossibile far finta di nulla. E’ necessario prendere provvedimenti per limitare questo fenomeno. Non dirò cosa per me è giusto fare, anche perchè sinceramente vista la complessità del fenomeno non mi sentirei nemmeno in grado. Dirò invece cosa non è giusto fare, ed il che mi sembra già un punto di partenza.
Non è giusto rispedire queste persone da dove vengono (in queste condizioni). MI spiego meglio.
Molto spesso l’immigrazione che registriamo è di tipo “push”: queste persone sono spinte a lasciare il loro paese viste le condizioni di vita. E’ una fuga, per scampare alla morte ed alle violenze. Rispedire queste persone al proprio paese significa condannarle a morte.
Non è giusto prendere decisioni definitive e assolute: sarebbero posizioni troppo nette per essere quelle giuste, specialmente considerata la complessità del fenomeno. Che, come tutte le cose complesse, richiedono analisi profonde e tanto, tanto, ma tanto buon senso.

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Informazioni su Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

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