10 buoni motivi per non lavorare nel mondo della comunicazione

Sono tantissime le ragioni per cui il numero di persone che lavora nel mondo della comunicazione e del marketing sta crescendo a dismisura. Una su tutte: la crescente attenzione delle imprese verso questi temi, vista la situazione ipercompetitiva e sempre più globale dei mercati e la possibilità pressoché illimitata di scelta che hanno i consumatori. In uno scenario del genere è normale che una buona strategia di comunicazione si dimostri utile per piazzare i prodotti sul mercato, per dare visibilità ai brand e per tirare fuori le risorse nascoste e le competenze delle persone che lavorano in azienda: insomma una buona comunicazione fa acquisire all’azienda quel vantaggio competitivo che gli permette di restare nel mercato con risultati apprezzabili (e dunque profitti).

Vorrei, invece, soffermarmi sui motivi per cui una persona non dovrebbe entrare in questo mondo:

1) Scienze della comunicazione è una delle lauree con statistiche migliori per quanto riguarda il rapporto laureati/lavoro, ma è una delle peggiori analizzando il rapporto lavoro/soldi guadagnati!

2) Non si conosce mai abbastanza: si deve stare sempre in costante aggiornamento, seguire le ultime tendenze, avere dimestichezza con i nuovi mezzi di comunicazione, tenere costantemente gli occhi aperti sul mondo e percepire prima i mutamenti in atto per cavalcarli.

3) Trovi sempre qualcuno che ne sa meno di te, ma per aver fatto un seminario, un master o un corso d’aggiornamento sulla comunicazione crede di saperne quanto te se non di più.

4) Sul lavoro è una continua lotta tra te che vedi le cose dall’ottica della comunicazione e della persuasione, e i tuoi superiori che le vedono dall’ottica dello spreco delle risorse e dei profitti immediati.

5) Nonostante sai benissimo quali sono i tuoi compiti in un’impresa, per quanto provi a spiegarli ai tuoi amici “profani” di comunicazione la discussione si risolve sempre con la frase: “si vabbè, ho capito, non fai un cavolo”.

6) I risultati di ciò che fai non li vedi subito ma dopo del tempo. Questo rende il tuo lavoro stressante e precario.

7) Scienze della comunicazione è la laurea con più pseudonimi (“scienze di topolino”, “scienze delle merdendine”, “scienze del cazzeggio”…), tutti egualmente frustranti.

8 ) il tuo ruolo di comunicatore, soprattutto se svolto in aziende più piccole, prevede le seguenti competenze:
marketing, psicologia, grafica, design, persuasione, creatività, sociologia…

9) Se un’impresa ti offre un buon contratto prendi e vai. E solo dopo, nonostante tu sappia che hai grandi basi e ottime conoscenze per fare il tuo lavoro, realizzi di essere finito nel mondo dei pannolini, delle macchine agricole, degli attrezzi da montagna (solo per fare qualche esempio), ma non hai un figlio, non hai terra, sei un amante del mare. E allora le strade che hai davanti sono 2: o ti svegli e in poco tempo diventi “padre”, “contadino” e “montanaro” o ti sbattono fuori.

10) I casi di derisione sono ormai innumerevoli, a partire dal ministro dell’istruzione, per finire con i cartoni animati…

Gelmini

Simpson

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Informazioni su Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

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