Quando il sabotaggio culturale si fonde con la creatività…

Spesso nei miei post ho fatto un accenno al bisogno profondo che si avverte nella nostra società di un radicale cambiamento di rotta per quanto riguarda il mondo dell’advertising.

In molti si sono stancati di pubblicità così stupide e senza un qualcosa di intelligente da raccontare. L’affollamento, la presenza, la frequenza dei messaggi da cui siamo bombardati ogni giorno sfiora soglie inimmaginabili (molto si è discusso anche sulla sostenibilità di tutto questo), e tutto questo rumore ha finito con l’anestetizzare la mente delle persone, con il riustato di rendere inefficente, fastidiosa, invasiva, volgare e superflua la pubblicità.

Anche contro questa deriva della pubblicità è nata una pratica, ormai molti anni fa, chiamata Culture Jamming. Ecco la definizione che riporta wikipedia:

“Il culture jamming, traducibile in italiano con “sabotaggio culturale” (o anche con “interferenza culturale”), è una pratica contemporanea che mira alla contestazione dell’invasività dei messaggi pubblicitari veicolati dai mass media nella costruzione dell’immaginario della mente umana.
La pratica del culture jamming consiste nella decostruzione dei testi e delle immagini dell’industria dei media attraverso la tecnica dello straniamento e del détournement, cioè lo spostamento di immagini e oggetti dalla loro collocazione abituale per inserirli in un diverso contesto semantico dove il loro significato risulti mutato, se non capovolto. Il risultato è in genere la trasmissione di un messaggio di critica radicale del sistema economico che avviene per mezzo dello stravolgimento del suo apparato ideologico-pubblicitario, nel tentativo di liberare l’individuo dal ruolo di ricevente passivo e indurlo a un consumo critico e consapevole del linguaggio dei media.
Le pratiche del culture jamming affondano le proprie origini nelle azioni di “disturbo culturale” messe in atto dai situazionisti sin dalla fine degli anni cinquanta e in seguito adottate da altre correnti culturali come i neoisti e i plagiaristi. Il termine culture jamming fu coniato dalla rock band americana dei Negativland, che a partire dal 1983 creò alcuni cut-up musicali che comprendevano frammenti di jingle pubblicitari, notiziari televisivi e talk-show allo scopo di conferire loro un nuovo significato paradossale.
Oggi alcune forme comuni di culture jamming si sviluppano attraverso i flash mob, il graffitismo, il teatro di strada, l’hacking (o “cybersquatting”), la “design anarchy” (cui prendono parte numerosi pubblicitari “pentiti”).”

Ecco alcuni esempi:

Ma la CULTURE JAMMING non sono solo immagini riviste e rivisitate, sono anche azioni.

Questo è il ”Boom voor billboard’ (‘albero di fronte a billboard) di Helmut Smits.

“Per denunciare l’invasione dello spazio pubblico da parte degli annunci pubblicitari, l’artista olandese ha ideato un’azione diretta originale ed efficace. Anziché realizzare un classico intervento di defacing sull’affissione pubblicitaria,il giovane si è travestito da giardiniere comunale e ha piantato un bell’albero proprio di fronte al billboard. Il tutto in pieno giorno e in assoluta tranquillità”. (link).

C’è anche il caso della sconosciuta stilista giapponese Serpica Naro,

“che ha chiuso la settimana della moda milanese (2005), e altri non era che l’anagramma di San Precario, il patrono inventato dai lavoratori precari. Eppure nel tranello è caduta la Camera nazionale della moda che, di fronte alla candidatura della sedicente stilista anglo- nipponica, non ha esitato ad accreditarla e inserirla nel calendario ufficiale delle presentazioni del febbraio. Sulla passerella hanno sfilato otto modelli dedicati alle difficili condizioni di vita del lavoratore precario.Sono stati proposti abiti fascianti ‘nascondi maternità’, gonne ‘anti-mano morta’ disseminate di trappole per topi, tute da lavoro che nascondono il pigiama, perchè qualche volta è difficile svegliarsi per i turni di mattina, e abiti sdoppiati per chi fa due lavori”. (link)

Annunci

Informazioni su Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

2 Risposte a “Quando il sabotaggio culturale si fonde con la creatività…”

  1. altri due esempi di sabotaggi pubblicitari 😉

    spot critical mass

    FMI – IMF
    http://mosquito.noblogs.org/post/2011/12/25/imf-%E2%80%93-fmi-what-does-it-mean/

  2. Grazie della segnalazione!
    😉

Lascia un commento, ampliamo assieme gli orizzonti di questa discussione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: