Una tv che di-verte. Una riflessione.

Si parla sempre troppo spesso di nuovi media, rischiando di compiere un errore fondamentale: quello di perdere il contatto con la realtà. Se è innegabile che internet, la rete, i social network stanno modificando la realtà e il nostro modo di vivere e di esistere, la televisione rappresenta sempre il media per eccellenza nella nostra società, con tassi di penetrazione vicini alla totalità e con nuove forme di rinnovamento che gli permettono di perseguitare a vivere nonostante l’avvento del web 2.0.

Ecco una tabella riepilogativa, presa dal sito dati.istat,che riporta la percentuale che, per fasce d’età, guarda la televisione.

La fruizione della tv, che superano il 90% per tutte le fasce d’età, rappresenta il centro del nostro socializzare, ed è il principale strumento d’informazione degli italiani. Ma questo è un bene o un male? Il fatto che ci informiamo principalmente guardando la tv che conseguenze comporta?

Provo a rispondere aiutato dalla lettura di un saggio di Loporcaro, Cattive notizie, due idee di notizia, due idee di società.

La tv svolge una serie di funzioni centrali per il vivere associato: la tv da notizie, intrattiene e socializza. I modi in cui le notizie vengono date vanno analizzati avendo ben chiara la loro marginalità strutturale: le notizie sono il punto debole di un sistema che ha per centro di gravità le altre due funzioni. La tv al suo avvento è stata salutata da voci progressiste come potente veicolo di democratizzazione, ma è ora evidente che la socializzazione televisiva ha nel frattempo prodotto nelle nostre società mutamenti rilevanti, e non nel senso auspicato da queste voci. Le persone così socializzate, infatti, sviluppano una dipendenza da intrattenimento televisivo, il che conferisce a quest’ultimo un peso schiacciante: di fronte all’intrattenimento, le notizie pesano molto meno. Inserite entro un unico sistema di “gravitazione televisiva”, tendono dunque fatalmente ad essere attratte e influenzate dall’intrattenimento, per sostanza e per forma. E si deve considerare pure che le notizie televisive oggi sono il principale veicolo d’informazione e di formazione politica. I tg sono la principale fonte di informazione di una popolazione che per il 93,6% vede quotidianamente la tv, mentre appena il 58,2% legge almeno un quotidiano a settimana. Benché marginali nel sistema tv, le notizie sono invece fondamentali e centrali rispetto al sistema dell’informazione nel suo complesso: esercitano un’azione di traino.

Ma occorre soffermarci sul concetto di notizia per comprendere appieno questo ragionamento. Essa ha una duplice valenza: può essere intesa come informazione, come il racconto di un fatto, come la storia dell’avvenimento, o anche come racconto mitico. Quelle offerte quotidianamente dai mass media costituiscono un unico e grande racconto, la cui funzione d’integrazione sociale sta nel fatto che forniscono storie alla società, proseguendo una narrazione ancestrale che nelle culture popolari di tutto il mondo ha trovato espressione sotto forma di mito. Le notizie, secondo quest’ultima concezione, non sono altro che una riproposizione aggiornata di miti. La notizia diviene importante come storia, non come informazione. Storia che produce consenso di massa, implica un’adesione emotiva e fideistica, catalizzatrice di reazioni emotive. Ultimamente si sta sempre di più affermando la concezione di notizia come mito, tipica della società irrazionale non progressista. Quando lo spazio della sfera pubblica viene completamente ricoperto dalla notizia narrata e ridotta a narrazione e quando i confini tra mass media, tv, notizie diventano labili l’intera sfera pubblica viene messa a rischio. Si sta affermando la concezione della notizia come intrattenimento, propria della tv commerciale, determinata anche da una dinamica inarrestabile, che è parte della cultura postmoderna, che include retorizzazione ed estetizzazione relativistica. I mass media costruiscono la società dello spettacolo dove lo spettacolo televisivo offre al teledipendente l’illusione di disporre di un tempo infinito, rendendo così a priori impossibile una presa di coscienza. Lo spettacolo cancella i limiti dell’io e del mondo, cancellando i limiti del vero e del falso. La notizia come informazione prevede uno spettatore critico che si interroga sul mondo e sugli eventi per trarne valutazioni. Quella come mito prevede invece un lettore di massa, che per mezzo di un racconto vuole essere intrattenuto e divertito. Di-vertito, cioè, etimologicamente distolto da altro. Questo porta alla considerazione che nella società dello spettacolo lo strumento principale di influsso politico-sociale è ludico piuttosto che religioso, politico o rituale. E questo fenomeno, per quanto universale, è maggiormente presente in Italia. I nostri tg, del resto, fanno, consapevolmente, intrattenimento prima che informazione.

Siamo sicuri, alla luce di queste considerazioni, che il Grande Fratello, i programmi di Barbara D’urso,  le Veline e quant’altro siano programmi così innocui?

 

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Informazioni su Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

9 Risposte a “Una tv che di-verte. Una riflessione.”

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