Crossmedialità e Personal Branding. Le basi della nuova tv.

  • Crossmedialità
  • Tv Identitaria e personale

Chiunque faccia televisione, e abbia l’ambizione di farla bene (con successo quindi, con ascolti detto in soldoni) non può non capire e condividere il pensiero di Ilaria D’Amico.

La crossmedialità e la personalizzazione del servizio offerto diventano oggi elementi indispensabili per far emergere un programma dalla moltitudine di servizi d’intrattenimento offerti.

Crossmedialità, l’unione e la connessione di media, è, per intenderci, Glee che manda un hashtag in onda durante il programma per creare buzz nella rete attorno al suo programma; è Sky Sport 24 che manda in sovraimpressione i tweet degli sportivi, i siti web, gli stati facebook, facendoli diventare la notizia; è Terranova che crea una Fan Page su facebook prima del lancio della serie…

Prendiamo il caso del poliziesco Psych e del suo rapporto con Facebook.

“Grazie alla combinazione di applicazioni per chat e del gioco Hashtag Killer, Pysch ha aumentato le pagine viste sulla sua Fan Page del 508%, con una media di 15 minuti per visita. La cifra record di 38 milioni di persone ha sharato un link legato ad Hashtag Killer. Il 62% degli iscritti alla pagina Facebook del telefilm vede regolarmente le puntate, e la cifra sale all’89% tra chi fa parte del Club Psych (una concorso a premi per gli appassionati, a cui ci si può loggare tramite Facebook). Quanto sopra coincide con un incremento degli ascolti nelle ultime settimane del 10% nella fascia demografica 18/49 anni, e del 18% tra chi ha 24/54 anni. Mitchell si è detto «ragionevolmente convinto che il movimento creato su Facebook ha aiutato Psych a conseguire l’exploit di Ottobre e Novembre»” (link da next-tv.it)

Ma sono molti i casi di cross medialità, soprattutto provenienti dagli Usa. In un programma di Comedy Central andato in onda circa 9 mesi fa, un cast di celebrità si adoperava per 90 minuti consecutivi a ridicolizzare Donald Trump. Durante lo show ammazza-Trump l’hashtag #trumproast ha generato 6,5 tweet al secondo, 35.000 in totale.

“Aggregare la nebulosa di messaggi su Twitter intorno a un hashtag brandizzato permette di coinvolgere su un singolo tema molti più ascoltatori, esplodendo il livello di interazione di secondo schermo (TV + pc o smartphone/tablet collegati a Twitter). Ma spesso e volentieri si va oltre il semplice bumper promozionale con le infinite variazioni della scritta “segui l’hashtag x o y”. Spesso e volentieri sul teleschermo compaiono in un rullo sul fondo tweet, o sequenze di tweet, appena postati. In tempo reale. A volte scritti dai giudici di un concorso canoro mentre i concorrenti si esibiscono (come nel caso di The Voice), altre volte composti dai fan di una squadra di football nel corso di una partita di campionato“. (link)

Se Rai per una Notte è stato il programma all’avanguardia della nostra rete (#raiperunanotte ha registrato 60.000 tweet in 3 ore, che corrispondevano allo 0,18% dell’intero traffico di tweet mondiale alle ore 22 del 25 Marzo 2010) e se Exit, uscita di sicurezza è stato il primo programma generalista italiano a mostrare i tweet in sovraimpressione, adesso anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto dei grandi passi avanti.

E tutta questa premessa mi è servita per arrivare a parlare di Fiorello. E del suo “Il più grande spettacolo dopo il week-end“, 11,7 milioni gli spettatori, share medio del 43,2%. Come si spiega questo successo in una tv di Stato che, in quanto ad ascolti, è in netta controtendenza?

Di sicuro, come punto di partenza, c’è da dire che un grande share lo fa il buon prodotto. Fosse di qualità scadente non avrebbe avuto i consensi e le conferme che invece ha registrato nella messa in onda, anche della terza puntata.

Ma questo non basta a spiegare il fenomeno.

Allora riprendo i due punti con i quali ho iniziato il post:

  • Crossmedialità

Ebbene si, già andando sul sito si vede l’intento di generare rumore sul web: lo stesso Fiorello ha dichiarato di “vivere su Twitter”, e ne ha fatto un must. L’hashtag #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend è sempre stato trending topic nei giorni della programmazione in tv e sul sito del programma compare addirittura come immagine principale del sito.

 

  • Tv personale e identitaria

Fiorello ha capito che nel contesto della tv di oggi, più che un grande programma la gente cerca una grande persona, o meglio, un grande personaggio. Avevo già parlato del fenomeno Fiorello in un post di qualche mese fa: “accade che Fiorello stia diventando una vera e propria celebrità su twitter. Lo showman siciliano ha iniziato a pubblicare sul sito di microblogging dal 1 settembre e in due settimane ha già pubblicato oltre 70 video girati ovunque”. Oltre a video con imitazioni, (vedi quello su Luis Enrique) con le interviste in romano fatte ad un edicolante (vedi il video), Fiorello è andato in onda con pubblicità irriverenti e simpatiche per Infostrada (vedi il video), e ha fatto parlare di sè per dei video mandati a Sky. Ha incentrato tutto sulla sua persona, convogliando su di sè le attenzioni e le critiche. Questo, ad esempio, è lo scambio di battute con i ColdPlay, ospiti al suo programma, su twitter:

E per ingrandire ed alimentare il rapporto personale con i fan ha deciso di invitare alcuni dei suoi followers direttamente al programma sulla Rai.

 

Crossmedialità + personal brandig = Share e successi.

In quanti lo capiranno? Quando lo capiremo che la tv d’oggi è questa?

Perchè, se ci pensate, la differenza sta tutta qui. Per il resto, anche nello show di Fiorello, è la solita vecchia tv, con canti, comicità e spettacoli.

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Informazioni su Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

3 Risposte a “Crossmedialità e Personal Branding. Le basi della nuova tv.”

  1. insomma , tutto sto entusiasmo per un aggregator di commenti…..

    retwittami questo:
    la meglio gioventu’ ha fatto i peggio adulti , e i peggio adulti hanno fatto i figli piu’ fessi….

    un loop mai visto

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