Internet Better Life

Internet Better Governance = Better Life?

Beh, sembrerebbe proprio così.

Lunedì 13 dicembre si è tenuto un evento all’Università di Siena, organizzato dalla stessa Università e dalla Fondazione Sistema Toscana, in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale (e che conclude la positiva esperienza del Progetto Compu-Tec, un ciclo di seminari su comunicazione pubblica e tecnologie digitali), durante il quale si è parlato del rapporto che esite tra cittadini, pubblica amministrazione e le nuove tecnologie.

“Nella giornata di lavori sono intervenuti, tra gli altri, gli organizzatori dell’evento: i professori Maurizio Masini e Alessandro Lovari del dipartimento di Scienze della comunicazione dell’Università di Siena e il direttore di Fondazione Sistema Toscana, Paolo Chiappini. Il professor Masini ha sottolineato il primato dell’Università di Siena nelle comunicazioni digitali, il direttore Chiappini ha invece annunciato che la Fondazione Sistema Toscana partirà proprio dal successo di oggi presso l’ateneo senese per una serie di roadshow in tutte le università toscane.

Il seminario è nato anche dall’esperienza di ToscanaLab, il laboratorio digitale itinerante di Fondazione Sistema Toscana, che si occupa appunto di indagare e approfondire come internet sia in grado di migliorare la nostra vita lavorativa, di svago e relazione” (link da intoscana).

Nel cercare di capire come il rapporto tra amministrazioni pubbliche e cittadini sia trasformato dalle nuove opportunità offerte dal web 2.0 e dalle sue forme di relazionalità, partecipazione e interattività, sono stati affrontati alcuni temi, che vale la pena di considerare perchè di estrema attualità e perchè rappresentano ormai un presente che viene ancora troppo spesso considerato come futuro: (da toscanalab)

a) l’uso e la colonizzazione dei principali social media (Facebook, Twitter, YouTube) da parte delle amministrazioni pubbliche;

b) lo sviluppo dell’open government in seguito all’attenzione sempre più crescente verso gli open data, favorita da alcuni provvedimenti normativi tra cui il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale e dal lancio del portale nazionale dati.gov.it, oltre che dalla crescente richiesta di partecipazione dei cittadini tramite processi di crowdsourcing abilitati dalla Rete;

c) lo sviluppo di servizi innovativi e APP per le amministrazioni pubbliche: un’equazione che descrive il grande successo e lo sviluppo di applicazioni che stanno modificando la fruizione dei servizi pubblici sul Web e su dispositivi mobili come tablet e cellulari.

Numerosi sono stati gli esperti intervenuti per portare la propria esperienza e esporre le proprie considerazioni sul tema, come Franca Faccioli (professore ordinario all’Università di Roma “La Sapienza“), David Osimo, Ernesto Belisario, Ugo Bonelli (ecco il profilo su Slideshare, con la sua presentazione al convegno), Claudio Forghieri, Adriana De Cesare, Gianni Dominici, Stefano Epifani, Davide De Crescenzo e molti interventi video di politici e cittadini.

La giornata si è svolta all’insegna della multimedialità (con l’hashtag #ibg2011, che ha visto quasi 1000 tweet, per altro proiettati in diretta in sala) e della non convenzionalità (con lo stacchetto dei Muppet’s a fare compagnia agli ospiti, effetti speciali e ginnastica in aula).

 

Un’aspetto su tutti vale la pena di sottolineare.

Forse i cittadini sono pronti per dialogare con le PA attraverso la tecnologia (lo dimostra anche il recente censimento on-line, che ha visto così tante compilazioni in rete che il sito è stato sovraccarico per qualche giorno), anche se è vero che rimangono grossi problemi da risolvere, come l’usabilità, l’overloadinformativo che generano le nuove tecnologie, il digital divide e il digital cultural divide.

Quello che manca, tuttavia, è la volontà da parte degli italiani (e non solo) di iniziare un dialogo.

Non può esserci comunicazione, relazione e condivisione se l’opinione generale diffusadi cui gode chi ci “governa” è negativa e la reputazione delle amministrazioni è pessima.

Cercare di arrivare ad un dialogo prolifico in cui sono i cittadini a costruirsi una vita migliore con le nuove tecnologie e grazie al quale le persone milgiorino la vita degli altri e della propria città, giungendo a forme di governo Wiki e condivise, è un’utopia in queste condizioni. I casi di successo rimarranno sporadici, a meno che non si inverta la rotta.

Ognuno di noi “perde tempo” sui social, su app, sulla rete solo per questioni che considera di rilievo, che creino valore d’uso e costruiscano relazioni. Ma se manca la volontà da parte dei cittadini di dialogare crolla tutto il castello.

E, come abbiamo imparato, questa volontà si costruisce solo lavorando sulla reputazione e sulla credibilità della PA e degli enti governanti.

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Informazioni su Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

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