Raw data now: gli open data e le PA

Ultimamente ho preso molto a cuore la questione degli open data.

Vuoi per la partecipazione a Internet Better governance, vuoi per aver seguito i seminari online organizzati da dati.gov.it (per altro per chi fosse interessato ne inizia un altro a breve), vuoi perchè veramente questo è un tema che merita di essere preso in esame.

Prima vediamo cosa sono gli open data.

Per farla breve, “sono dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e redistribuiti, con la sola limitazione della citazione dell’autore, senza però che vengano effettuate modifiche. I formati devono essere “machine readable”, cioè rielaborabili da una macchina. I formati più famosi sono CVS e Linked Data RDF. I dati sul vecchio PDF o in Excel, invece, non sono aperti” (link). “L’open data si richiama alla più ampia disciplina dell’open government, cioè una dottrina in base alla quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione; e ha alla base un’etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source, l’open access e l’open content” (link).

Per cominciare, diciamo subito che un dato può essere considerato aperto quando è indicizzato dai motori di ricerca, quando è aperto ed è analizzabile da un’applicazione informatica e quando rende legittimo il riutilizzo in modo originale e creativo, di modo che si possa creare valore da quel dato o database.

Ecco due presentazioni di Andriola, sull’open data e sull’economia della conoscenza, la prima:

E su come rendere i dati aperti nelle PA, la seconda:

Per approfondimenti sul tema rimando a due blog, di due dei più importanti esperti in tema italiani, Ernesto Belisario e Stefano Epifani, oltre che alla lettura del vademecum sugli open data curato da FormezPA.

Qui vorrei soffermarmi solo su un aspetto, a mio avviso il più importante di tutta la questione. Un dato pubblico è un dato che può creare valore. Se si rilascia in formato tale per cui può essere rielaborato, può diventare uno strumento di estrema utilità per i cittadini. Sia per ragioni di trasparenza, sia per ragioni informative. Molto spesso esistono interi database di informazioni che sono molto utili anche per la nostra vita di tutti i giorni.

Raw data now è bene, linked open data è meglio!

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Informazioni su Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

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