Facebook e il web marketing: illusioni, falsi miti e pregiudizi.

Oggi parliamo di illusioni e di falsi miti.

Tipica domanda, da fare a un amico o a un’azienda, il succo non cambia:

Ma tu sei su facebook?

No, non mi interessa.

Mai sentita risposta più assurda. In molti casi sembra quasi che le aziende schivino i social media (non dico odino per non rubare il copyright a quelli di marketing arena, che in un post di qualche mese fa -interessantissimo- hanno appunto spiegato perchè le aziende odiano i social media)

Tutti siamo su facebook (così come sul web), che lo si voglia o no.

12,6 milioni di utenti attivi giornalmente sul web, i giovani stanno mediamente 2 ore al giorno in internet e visitano 262 pagine web (fonte Audiweb – Nielsen 2011); Facebook, se fosse un paese, sarebbe il terzo più popolato, con quasi 600 milioni di utenti (S-E-I-C-E-N-T-O-M-I-L-I-O-N-I!!!), più di 30.000 solo in Italia. Solo per sparare alcuni numeri (spesso i numeri servono, soprattutto se ci si riflette un secondo sopra!).

Ora, secondo voi, se non siete su facebook, ad esempio, gliene frega qualcosa a qualcuno?! Beh, ovvio che no.

E’ altrettanto ovvio, però, che se non ci volete essere ci sarete lo stesso. Solo che non potrete controllare quello che si dice di voi. Se siete un privato poco male, ma se siete un’azienda iniziano i problemi.

Vuoi che un tuo dipendente non ti nomini? Vuoi che non ci sia una pagina, un gruppo, una lista… su te, azienda?!

Certo che c’è! Ovvio che c’è!

Per cui non si può scegliere se esserci o no, semmai si più provare a esserci bene, a sfruttare il social a proprio vantaggio, a trarre profitto, sia che sia economico -cosa difficile che richiede molto, molto, molto lavoro, soprattutto se non siete un’azienda di e-commerce- , sia che sia relativo alla brand awarness, reputation, image, loyalty -molto più facile, ma difficilmente misurabile (e questo non sempre piace a un amministratore che apre il portafoglio e sgancia la grana).

Appurato che entrerete su facebook, dovrete imparare a gestirla.

“Bene”, pensa un amministratore delegato. “Pago un’agenzia, un consulente, un tipo che mi cura la fan page e i rapporti con gli utenti dall’esterno”.

No, no, no e poi NO.

Anche solo a guardarsi in giro, il panorama è pieno di consulenti, persone molto preparate, capaci, geniali, creative. Ma credetemi, se una persona vi dice, senza nemmeno avvertirvi dei rischi, che vi gestirà il profilo sui social, sa che vi sta un po’ perculeggiando.

Giusto, giustissimo affidarvi a privati (se non avete in azienda nessuno che possa/sappia farlo) che vi faranno entrare nel modo più giusto possibile sui social. Sapete, non è che ci si entra così, a caso, dall’oggi al domani.

1) Prima di entrarci vanno rimossi tutti gli scheletri nell’armadio. Tanto, sennò, questi vengono fuori, col tempo, e voi vi trovate a navigare in cattive acque.

2) Prima di entrarci occore definire bene una strategia. Non si entra su facebook, si inizia una progetto di web marketing, che contiene al suo interno anche, magari, la creazione di una fan page (assieme, magari, alla creazione di un blog aziendale, di un account twitter, di un account youtube, di un profilo su linkedin, di un profilo su pinterest -a proposito di questa novità che sta spopolando, vi consiglio un post di minimarketing su come fare soldi con pinterest-, di un account su foursquare, di una strategia di promozione -come un pay per click-, di una strategia SEO, di un’analisi del sentiment e dei competitor… e chi più ne ha più ne metta, a seconda di 3 fattori: budget, scopi e tipologia di prodotto -dunque non tutti quelli citati sopra usati insieme, per forza!!! Ogni messaggio ha i propri canali).

Ma una volta che siete dentro, poi dovete anche muovervici. Ed è per questo che siete voi, l’azienda, che deve gestirla.

Per generare interesse, veicolare traffico, generare sharing, viralizzazione, buzz, wom… per creare lovemarks, fedeli, evangelist, community… dovete essere voi a parlare di voi. Dovete raccontare le storie (a proposito di storytelling e social media vi segnalo un ottimo decalogo stilato da quei geniacci di ninjamarketing) che accadono quotidianamente in azienda, dovete parlare con voce umana e vicina alla gente. Chi meglio di chi lavora all’interno dell’azienda può fare questo?!

E, considerate, per farlo serve almeno una figura che si occupi a tempo pieno di tutto il web marketing. Anzi, meglio se di figure ce ne sono almeno 4: chi si occupa di web advertising, chi di search marketing, chi di social media marketing e chi di brand reputation. Non dico 12 sennò qualcuno mi scrive che sono fuori di testa, ma si sappia che valgono queste sottocategorizzazioni (guardate cosa significa il web marketing; non solo facebook, che è un punto importante ma piccolo di una strategia molto più complessa):

Sembra un gran lavoro; lo è, ma ne vale sicuramente la pena.

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Informazioni su Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

Una Risposta a “Facebook e il web marketing: illusioni, falsi miti e pregiudizi.”

  1. Pretty! This has been an extremely wonderful article.
    Many thanks for providing these details.

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