Facebook, l’asso pigliatutto e la regola del vile

Conoscete l’asso piglia tutto, il famoso gioco di carte simile alla scopa, con la variante che calando un asso si prende tutto quello che c’è sul banco? Facebook è quell’asso e non si ferma più: dopo aver comprato Instagram per “qualche spicciolo”, i suoi assi piglia tutto (by by social di photo sharing?!), adesso lancia “Groups of school“, il servizio che permetterà a istituti universitari, scuole, studenti di interagire sul principale social media, relazionandosi in una rete familiare e costruirsi uno spazio proprio all’interno del quale poter addirittura scambiarsi i file, fino ad un massimo di 25 mega (by by Dropbox?!).

Naturalmente il servizio è ancora ad accesso limitato per l’Italia. Infatti ci si può mettere in coda per aspettare l’apertura dei gruppi nel nostro Paese.

Vorrei fare un ragionamento: c’è chi sottolinea il percorso ciclico di questo social, tornato alle origini (quando si chiamava “The facebook”), c’è invece chi sottolinea il problema della pirateria e dei malware. Io invece voglio provare a capire quali sono le mosse del social di Mark Zuckerberg.

I social guadagnano soldi, strettamente parlando, per mano di aziende, brand e agenzie, che pagano per le informazioni, per le realzioni e per il tempo che noi ci riversiamo sopra. Ecco perchè non mi aveva lasciato sorpreso l’introduzione delle timeline. Con queste le varie schede (static html, ad esempio) perdono notevolmente di appeal e vengono relegate in disparte. Come mai, ci si potrebbe chiedere, visto che i brand avevano praticamente trasformato la loro fan page in un vero e proprio sito, dove l’utente che ci approdava poteva muoversi in tutte le direzioni rimanendo su facebook, facendo compere, partecipando a contest, giocando, interagendo col brand.

Semplice, perchè i social rendono di più se favoriscono l’engadgement. Questo è il loro scopo: non vendere, non dare visibilità (per questi scopi ci sono altri canali). E che cosa meglio di un video o di una foto in HD favorisce l’engadgment?! In questo senso si comprende perchè introdurre la timeline e perchè comprare Istagram. Ecco perchè Google+ rincorre Facebook affannosamente e poco dignitosamente per una potenza che manifesta, forse per la prima volta, la sua impotenza.

Poi ci sono tante altre novità (come l’introduzione delle liste di interessi e delle liste di amici) che invece vanno in contro all’esigenza personale degli user. Gratificare, garantire l’utilità delle relazioni, offrire un valore d’uso. Questa è la base per tutto il business di facebook. Ecco perchè “Gruppi per le scuole”. Ecco perchè Facebook si muove su due binari paralleli e che convergono solo pragmaticamente: garantire il valore d’uso agli utenti e investire per alimentare gli investimenti di chi materialmente paga facebook.

Geolocalizzazione (Facebook places), condivisione foto, condivisione file e tanto alto: non manca nulla. Anzi, una cosa forse manca: trova lavoro. Ci sono molte applicazioni (segnalo BeKnow, quella di Monster, o marketplace) ma manca il colosso. Del resto ci si può muovere per cercare lavoro su Facebook o si può sfruttare facebook careers, ma manca il craque. Non stupiamoci se assisteremo ad un investimento o a trasformazioni del social anche in questo senso nel futuro: del resto è o non è l’asso piglia tutto dei social e digital media?!

Peccato, e lo dico personalmente, che per le leggi del mercato competitivo non valga la regola che vige per quel gioco di carte: la regola del vile, secondo cui il primo giocatore (e lì primo è inteso in ordine temporale, io invece lo interpreto come leader di  mercato) non può esordire calando un asso. Sarebbe un gioco, quello dei social, molto più interessante.

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Informazioni su Marco Vangelisti

Blogger, amante-studioso-esperto di marketing, comunicazione e social; creativo, motivato, ambizioso, ostinato e lunatico. Vedo il bicchiere mezzo pieno.

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